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mercoledì 20 novembre 2013

IL BUGIARDINO DEI DIGITALI ITALIANI: COMPOSIZIONE, USO, INDICAZIONI ED EFFETTI COLLATERALI

Guardo la tv, di botto mi fermo e rimango stupita per un particolare della scena di un reality americano: due sposi e un prete al momento delle promesse. Nulla di strano se non fosse che il sacerdote, invece di leggere la formula dal libro, la legge da un tablet. 

Ho sempre pensato che in molti paesi le persone sono più aperte alla tecnologia, molto probabilmente vuoi perché sono paesi dove computer, consolle, smartphone, linee internet e low cost sono da lungo tempo presenti o prodotti, vuoi perché open minded ad ogni età.

Penso a noi, noi italiani, oggetto di studio da parte di ogni esperto d'innovazione. Mi immagino il cercare affannoso di un algoritmo, una regola che ci dipinga. 

Ma non c'è. O meglio, non è possibile standardizzarci. Un sorriso trasforma il mio viso. Sono orgogliosa del genio e della creatività che mi circonda e di come esse sfuggano alle canalizzazioni schematiche.



Ma chi sono i digitali in genere, e gli italiani? Da Wikipedia i digitali sono di tre tipi: nativi, immigrati e tardivi: I nativi digitali nascono parallelamente alla diffusione di massa dei PC a interfaccia grafica nel 1985 e dei sistemi operativi a finestre nel 1996. Il nativo digitale cresce in una società multischermo, e considera le tecnologie come un elemento naturale non provando nessun disagio nel manipolarle e interagire con esse[2].

Per contro l'espressione immigrato digitale (digital immigrant) si applica ad una persona che è cresciuta prima delle tecnologie digitali e le ha adottate in un secondo tempo. Una terza figura è invece quella del tardivo digitale, una persona cresciuta senza tecnologia e che la guarda tutt'oggi con diffidenza.

Recentemente è arrivata alla ribalta una nuova categoria i "new born mobile". Sono i nostri nipoti o figli che sin dalla loro primissima età giocano con tablet e pc, sviluppando capacità cognitive ed abilità motorie di coordinazione occhio-mano precocemente. Le stesse abilità che uno studio pubblicato su Nature, vengono messe in causa per la riabilitazione cognitiva dell'anziano. Da sfruttare!

Quello che sfugge ai tentativi di categorizzazione riguardanti gli italiani è l'approccio dall'interno, coordinato da qualcuno che viva il digitale in tutte le sue sfaccettature. Un metadiscorso crossmediale sul campo.

Vi faccio un esempio pratico: gli smartphone. Sono minicomputer-telefono, sviluppati perlopiù su un linguaggio leggero l'Android, che proviene da Linux, un sistema operativo per computer che è opensource, gratuito. 

Quanti comprano uno smartphone perché va di moda ma non sanno sfruttarlo al 100%? Tanti, a prescindere dall'età. 

Quindi vien meno, per noi italiani, la categorizzazione in base alla data di nascita proposta da Wikipedia. 

Quando incontro qualcuno con uno smartphone, non dico che bello, ma chiedo sempre, sai questa funzione? Hai scaricato questa applicazione? Sai pulire la cache (memoria inutile) del telefono?

Quello che manca negli studi in materia è l'esperienza diretta con le persone per capire che ci sono modelli standard non applicabili alla nostra cultura tecnodigitale. Specialmente se importiamo e tentiamo di applicare teorie e categorie prodotte da autorevoli menti estere o pubblicate su carta che il giorno dopo è già storia passata.

Ragazzini con smartphone che navigano su internet e chattano (chiacchierano) velocissimamente sui touchscreen, si ritrovano purtroppo ancora in una scuola dove gli insegnanti stessi spesso non possono star dietro a questa corsa. I computer sono vecchi, non ci sono le conoscenze o sono obsolete, i programmi di studio anche. Le fotocamere vengono usate per filmare le solite bravate per classificarsi su You Tube o per fotografare i compiti dal diario di qualcun altro. 

Recentemente sono stata ad un convegno coordinato da Giovanidigitali.eu e diretto a studenti universitari. Un open day che suggeriva come indirizzare o trasformare attraverso master specializzati la carriera universitaria. Trasformazione possibile sviluppando idee innovative mediante le startup messe a disposizione dalla Comunità Europea.

Oratori di prestigio, la presenza di giovani manager di Google non hanno incentivato però una massiccia presenza studentesca.

Perchè?


Sono 2 filoni da considerare, due strade opposte che raramente si incrociano e che negli studi sul digital divide italiano vengono poco messi in luce. Infatti di rado chi analizza, pubblica un testo o un resoconto stringato approfondisce alcuni aspetti chiave.

I digitali italiani non sono di norma studenti universitari. Anzi sono una minoranza. Geopoliticamente poi, gli studenti provenienti da altre aree, che si trasferiscono per frequentare, non hanno come priorità l'acquisto di una linea internet o di un pc. Oppure gli alloggi non ne sono dotati ed è difficile captare una linea wireless aperta per navigare. 

Gli ambienti universitari forniscono accesso ad internet, ma la navigazione studentesca si limita ad argomenti strettamente finalizzati allo studio o a notizie generiche o all'uso di programmi specifici.

Sono stata studente anziana, avendo ripreso gli studi a 30 anni, ma avevo già alle spalle aumentato le competenze digitali, addirittura usando programmi di anatomia virtuale, traducendo client di gioco o creando siti web.

Ero e sono sorpresa di vedere come a Roma (e penso anche che sia un fenomeno diffuso) gli studenti si comportino come immigrati digitali o anche come tardivi, diffidenti di passare da un telefono modaiolo chattatore ad una macchina complessa.

Non sanno istallare programmi, distinguere fra email phishing (tentativo di carpire dati sensibili) da quelle sicure, impostare la sicurezza o quantomeno usare un programma di posta locale attraverso pop o imap (programmi che necessitano impostazioni dei server).

Non è un puntare il dito contro di loro, ma piuttosto su una scuola media e superiore che non recluta i non laureati per insegnare le basi AGGIORNATE non tanto di programmazione, ma di utilizzo!

Questi esperti digitali italiani chi sono?


Sono quasi sempre appartenenti all'altra categoria di giovani. Non sono laureati o laureandi ma giocatori.

I players online sono una sorpresa.

I videogames online conferiscono naturalmente abilità digitali, oltreché cognitivo motorie. La socializzazione, come si vede nella fotografia di una schermata di World of Tanks, che gioco da ormai 2 anni, oltreché frequentare altre piattaforme, viene supportata da programmi voce mediante i quali siamo in contatto e scambiamo esperienze e racconti di vita.

Le competenze sono innumerevoli, a partire dalla conoscenza delle caratteristiche del computer, all'uso di microfoni, all'imparare o sviluppare la lettura/scrittura in inglese, e rendono la persona ultra competente in modo naturale.

Molti di loro sono venditori e-commerce, altri sono disoccupati (sfruttabili per le competenze), pensionati addirittura che si divertono in molti tipi di gioco, sia di ruolo sia puramente pvp, player contro player; una minoranza è iscrittia all'università ma si barcamena con lavoretti.

I giochi online ultimamente sono progrediti in maniera esponenziale per i loro motori grafici sempre più potenti. Significa che un server può gestire migliaia di persone contemporaneamente che decidono di muoversi ed interagire ognuno individualmente, senza pesare sul pc del giocatore, ed il gioco via cavo (lan) risulta molto fluido ed immersivo. Oltretutto un motore grafico di ultima generazione supporta ambienti ricreati in maniera eccezionale.

Ritornando a World of Tanks, mi è capitato di giocare con persone appassionate di carri armati, sorpresi di trovare fedeli riproduzioni storiche di linee provenienti da ogni nazione, dalla prima alla seconda guerra mondiale ed oltre.

Quindi in conclusione, vista l'attuale recessione, visto anche il bisogno di ricollocare una gran fetta di popolazione che è a spasso, viste le competenze dei non laureati facilmente ricercabili online (via social network dove hanno gruppi o via blog o siti internet), gli eventi digitali dovrebbero essere indirizzati a tutti i disoccupati o mal-occupati, riorganizzando anche dalle basi i programmi scolastici. 

Certo, se la faccenda va all'italiana, questo è un sogno utopistico, dato il fatto che invece di snellire le procedure e abolire leggi ne sforniamo altre a riparazione di errori, siamo assolutamente privi di "nerd" in posizioni chiave. N.d.R: dicesi nerd una persona tecnologicamente competente non necessariamente laureata.

Siamo la nazione dei pezzi di carta.


Mi immagino test di certificazione in nerdologia preparati da chi ancora parla di pascal, di chi progetta in cad ma non sa come importare mesh in un mondo virtuale per presentarle al grande pubblico.

Competenze che negli altri paesi sono descritte nei cv senza attestati e si è assunti per fiducia nelle capacità, non per conoscenze e spintarelle.

Innalziamo l'età della legge per l'assunzione agevolata o aboliamone i limiti per aumentare assunzioni in generale.

Incentiviamo le polizze pensionistiche. Non tagliamo pensioni di reversibilità, ma abbassiamo i redditi nel comparto politico e nell'indotto ad esso agganciato per riparare l'introito INPS ormai all'osso. Facciamo in modo che le aziende possano assumere lasciando la scelta dei versamenti al lavoratore. 

Il rilancio italiano deve essere sul prodotto made in Italy, sui prodotti di nicchia, sulle professioni scomparse (vedi falegname, ciabattino, idraulico, ceramista, nella moda, nei beni culturali e nel turismo). Non siamo ricchi di materie prime, siamo un popolo di creativi.

Oltretutto non siamo privatamente sovvenzionati come internazionalmente accade, nella ricerca universitaria mediante sponsor esterni, o lo siamo molto poco. Freniamo la fuga di cervelli.

Inoltre cerchiamo di fare in modo che i neolaureati siano meno "choosy" e per choosy intendo non il negare il diritto al lavoro, ma che tutti siano più pronti ad accettare lavori assolutamente non inerenti il loro piano di studi. Stesso discorso mentre si frequenta ancora l'università, in modo da non trovarsi un curriculum completamente in bianco.

All'estero si lavora per capacità, sveltezza, saper usare il pc e per intelligenza creativa-emotiva di cui siamo una popolazione molto forte. Ecco perché fuori abbiamo tanto successo.

Anche fare il commesso in Italia può essere formante sia nel rapporto datore di lavoro - lavoratore, sia nella conoscenza dei prodotti, sia nel contatto con il pubblico.

Una esperienza raccontata all'open day, parlava di un ragazzo che in Sicilia si è organizzato per il ritiro e la consegna dai negozi Ikea di mobili e accessori a privati. Ci è riuscito solo imparando ad usare gli Ikea planner presenti sul sito. In Sicilia Ikea non era ancora presente, ma la sua iniziativa è piaciuta alla dirigenza che lo ha assunto nel prossimo punto vendita siciliano.

L'Italia è un pozzo di storia, di arte e di location visitabili, molte lasciate in abbandono, musei polverosi chiusi al pubblico o con orari ristretti. Rinnoviamo il vecchio e mettiamo in opera nuove idee dalle startup. Snellendo pratiche sui lavoratori dipendenti, e digitalizzando gli enti museali, i centri storici, le aziende e i negozi, aprendo ad orari lunghi o in alcuni casi 24/24. Si creerebbe un indotto di posti di lavoro turnanti non indifferenti come già da quasi mezzo secolo succede altrove.

Certo ci sono miriadi di problemi sul territorio da risolvere: terreni franosi con case abitabili, discariche abusive, raccolta rifiuti indifferenziata, mancanza di acqua in regioni del sud, ma le competenze non mancano, i cervelli ci sono e esistono anche i competenti digitali occupabili ovunque.

In primis nella scuola e nelle università stesse, in modo che spieghino con linguaggio semplice quello che gli studenti non sanno. Dovrebbe essere una normalità non un evento casuale.

Questa ultimo concetto è importantissimo se pensiamo alla presenza crescente italiana nei social network e al pericolo che i minori corrono condividendo contenuti personali. 

Si può ipotizzare l'insegnamento di una netiquette sia verso i bambini e i ragazzi sia verso quegli adulti che da un lato possono indicare ai propri figli o nipoti come usare senza pericolo telefoni e computer, ma anche per una loro personale riqualificazione.

Buon lavoro a tutti.

Nerd in action







mercoledì 27 febbraio 2013

Il post Voto e internet



Giovanni Boccia Artieri scrive un interessante articolo sulla multimedialità della tornata elettorale Il senso della rete per la politica, su Techeconomy, mi fa riflettere l'abuso di instagram e la riflessione sulla controllabilità. 

Controllabilità del silenzio pre elettorale, della segretezza del voto fotografato. 

Il voto via computer non è fattibile in Italia, dove menti eccelse nell'hacking fanno proprio il detto:"fatta la legge trovato l'inganno". 

Mi viene in mente l'idea, per ogni votante, di una filigrana su una scheda a schermo col nome e cognome  del votante, onde evitare conferme di voto di scambio o il vantarsi su twitter, ma sarebbe una schedatura. 

Non siamo un popolo affidabile purtroppo, e se ne sono accorte da tempo le altre nazioni europee e mondiali. 

Ho viaggiato in tutto il mondo e ancora molti chiedono (hicks) se da noi c'è internet e come facciamo a coabitare con le frodi, il pizzo, la mafia, e i soliti mandolini che ci appioppano nei movie internazionali. 

Ma ciò che mi preoccupa di più è in rete, è la rete. 

Usata per la corsa elettorale, ora sembra un cavallo stanco che i politici scartano, sia eletti che non. 

Mi vien da fuggire a S. Valley. 

giovedì 27 agosto 2009

Uno strano punto di vista…



… mi è parso cogliere dalla lettura dell’articolo sul Corriere di oggi. Second Life morta?
Diciamo forse di si.. ma, e qui sorprenderei quelli che mi conoscono bene, come Mario Gerosa e tanti altri.
Come, vi domanderete voi, è morta?
Si, rispondo con la calma delle molte ore di ponderazione post lettura dell’articolo e dei commenti.
E’ morta la Second Life italiana.
Mi spiace però di non essere stata chiamata per dare la mia opinione, dato che la mia attiva presenza in rete, fa sì che in Google sbuchi spesso il mio nickname.
I commenti all’articolo parlano da soli.
Se ancora la gente commenta dicendo provate questo gioco piuttosto che Second Life. Vuol dire che ancora l’Italia non è pronta a recepire una piattaforma del genere.
Se ancora la si paragona a WOW, e ad altri giochi online e non, allora è meglio che si sta a giocare ai vampiri di Facebook o alla psp o quant’altro.
Second Life in sé non è morta, e non morrà di certo come sottolinea Lukemary nel suo commento puntuale da esperto di numeri qual è. Gode di ottima salute. E quindi non sto a commentare la lettura dei numeri fatta dall’autore.
All’estero però. Non di certo in Italia.
La bolla mediatica aveva iniziato bene, ma si è impantanata, nel passato e oggi, sempre e solo nei ritornelli stereotipati che parlavano di piattaforma chat, di sesso e incontri, e di soldi facili.
Spesso ho visto che nessuno si è preso la briga di entrare e vedere cosa è veramente e soprattutto a non limitarsi alla presenza italiana. Certo, chi entra convinto di entrare in un gioco ne rimarrà deluso, proprio perché non lo è. Né punti, né livelli da superare, né nemici da combattere. Si possono però trovare delle isole all’interno dove si può giocare addirittura non ad uno ma a 100 mmorpg diversi, e personalizzare il proprio avatar/personaggio a seconda del mmorpg giocato. Ma è un solo aspetto delle innumerevoli cose possibili in SL.
Gli italiani, tranne qualche rara eccezione si sono fermati al soldo, creando terre sulle quali cercano di affittare negozi per pagare il costo del server (è questa infatti la spesa che si sostiene acquistando terra virtuale). Oppure girovagano in cerca di avventure sessuali, o hanno portato aziende senza dare poi il supporto necessario o consigli per far funzionare la presenza in SL “mescolandola” con una forte presenza web e nei social network. O altri sono fuggiti paventando l’impossibilità di avere una Second Life in locale su server propri, cosa che oggi è possibile con pacchetti personalizzati della Linden Lab.
Tra l’altro, il voler far girare Second Life in “assolo” su un server locale, taglia di fatto i ponti a tutte quelle aziende, che vorrebbero unire la presenza virtuale a scopo meeting aziendale/training del personale, con l’utilità di una presenza pubblicitaria del proprio brand online e visitabile dal pubblico di Second Life.
Soprattutto, mi spiace doverlo dire, bisogna parlare con gli esperti, con coloro che vivono ancora il web e il virtuale primario (come definisco quello di Second Life) tutti i giorni, pur non essendo ne smanettoni, né alienati.
Chi compara il numero di iscritti di Facebook, o il revamp di Twitter italiana dopo il boom post campagna elettorale americana sul web, fa una comparazione sbagliata. E’ come comparare, senza disprezzarlo, il saper andare sul triciclo o con il sostegno delle rotelle, rispetto al saper andare su una bicicletta o guidare una moto.
Sono tutti step necessari per poter poi cogliere il meglio del web.
Ma l’esperienza più completa è globale.
Il nome Second Life non è una alternativa alla realtà, il sogno che non vivremmo mai, ma è una opportunità complementare. Una seconda opportunità che accorcia le distanze e, in tempi di recessione, valida alternativa a basso costo ad una videoconferenza (con l’attenzione dei partecipanti migliorata perché è assente la soggezione della webcam puntata addosso) o ad una conferenza a costi proibitivi.
Il nome fittizio che ci si crea in SL (abbreviazione di Second Life) è comunque univoco e non fraintendibile, come invece notiamo su altre piattaforme, sulle quali possiamo attribuirci anche il nome di un politico o della starlette di turno. Quanti di voi hanno pensato di intrattenere una chiacchierata, su siti dove è richiesto il proprio nome e cognome vero, con una persona più o meno conosciuta e poi si è accorto che è una bufala.
Pur se nascosti dall’anonimato (come nei commentatori dell’articolo del Corriere) la frequentazione in SL permette bene o male di capire l’interlocutore che ci sta di fronte. Parlare con un avatar è come parlare al telefono: sai che c’è un essere umano dietro un pc, e il suo carattere/animo alla lunga vien fuori, alla faccia di tutti quelli che pensano che l’anonimato sia una caratteristica deprecabile della piattaforma. Tutti i siti per la privacy offrono l'opportunità di un nick... tranne FB no?
Second Life cambierà nel prossimo futuro, come detto da T Linden nelle anticipazioni date alla SLCC di San Francisco pochi giorni fa, ed è già cambiata rispetto al nostro paese con la versione italiana già scaricabile da giugno, curata da me e da altri traduttori.
Altre novità e migliorie interesseranno diversi aspetti della piattaforma e permetteranno l’aumento della presenza di utenti diversi.
Le già presenti 250 università di tutto il mondo che la utilizzano per corsi a distanza o per particolari compiti all’interno di un corso specifico, sono un esempio. Esistono migliaia di utenti nelle mailing list fra educatori, sviluppatori, business e no profit, innumerevoli gli strumenti e i programmi interni sviluppati per assolvere al meglio ogni aspetto formativo. Le slides proiettabili, i video condivisibili con il pubblico, la presenza di enti ed aziende di ogni parte del mondo, gli istituti di lingue. Esempi se ne possono fare a migliaia, il 99% di questi sono purtroppo produzioni estere.
Una posizione di merito la hanno le istallazioni di enti medici che scambiano informazioni fra associati o verso il pubblico con sportelli dedicati. O anche quella di Virtual Ability che permette la fruizione di contenuti designati per i diversamente abili o percorsi interattivi per ciechi guidati da un pastore tedesco virtuale.
Tutto questo c’è, e viene pubblicizzato, ma a pochi interessa o non sanno come farlo fruttare…
Il solo fatto che la piattaforma SL dia l’opportunità al singolo di creare oggetti e mini programmi (scripts) per farli animare, la rende diversa da un comune MMORPG, dove l’ambiente è statico ed è fornito dalla casa produttrice. SL è quindi per questo anche pesante graficamente per i computers locali degli utenti, che devono digerire le creazioni sempre nuove di tutti gli altri utenti.
Esempi pratici non sfruttati di SL in Italia?
Architetture nuove da presentare ai committenti.
Architetture urbane con possibilità di far camminare l’avatar dentro le strutture ideate, provandole a misura d’uomo.
Agenzie immobiliari/interior designers che presentano ai clienti case pre e post ristrutturazione.
Prototipizzazione di prodotti.
Prove e bozzetti di linee moda sia abiti che accessori.
Prove di sfilate e loro ambientazioni.
Arte di tutte le tipologie
Siti storici riprodotti e interattivi (con spiegazioni storico culturali) per attirare turismo in Italia o far fruire a distanza i luoghi ai disabili di tutto il mondo.
Meetings aziendali per collaboratori sparsi sul territorio nazionale e internazionale (vedi caso IBM USA).
(Presto sarà possibile anche la condivisione di documenti in piattaforma).
Brainstorming.
Training in emergenza, ricreando ambientazioni di catastrofi naturali o incidenti stradali, ferroviari e aerei, incendi, non riproducibili nella realtà. Adatto sia alla classe dei soccorritori, sia ai volontari, sia per test di reattività del singolo.
Educazione in generale, da materie letterarie a tecnico scientifiche (recenti i corsi italiani sulla teoria delle stringhe), con metodi di validazione della presenza/identità dello studente online come già avviene all’estero. A maggio si è laureata in America una ragazza che ha frequentato il corso di laurea interamente in Second Life.
Uffici di Relazione con il pubblico di enti statali, ospedali, locali.
Le possibilità sono infinite davvero, ma certamente manca la digitalizzazione come anche la copertura ADSL in parecchie località in Italia. Questo è un gap che ci auguriamo possa venire colmato al più presto.

martedì 7 aprile 2009

Italian eartquake in Abruzzo at the age of Second Life and Facebook - Il terremoto nell'era di Second Life e Facebook

Sono le 3.32 di Lunedì 6 aprile... mi sveglio perché il letto ha deciso di vivere di vita propria, il cuore in gola, i familiari che urlano, ci mettiamo sotto gli stipiti delle porte contando i secondi che sembrano non finire mai.

Quando si ferma ci guardiamo attoniti e spaventati:'è stata forte questa eh?' chissà in quanti si sono fatti questa domanda, ritrovandosi in mutande in corridoio o in pigiama in cucina per una camomilla rinforzata...

Subito ci precipitiamo alla televisione per vedere le prime battute d'agenzia, il tempo reale è scandito dal televideo che per molti, anziani soprattutto, è l'unico mezzo moderno di aggiornamento veloce.

Aspettiamo ... i minuti sembrano non passare mai... col cuore in gola ancora per l'accaduto e già con l'ansia di una scossa successiva.

Invece nulla, per 30 minuti il nulla più totale...

Ma siamo fortunati, pensiamo, e si tenta di girare i canali Sky per trovare traccia di qualcosa .. per avere conferma di non avere avuto allucinazioni.

Poi il lampo di genio... il pc... apriamo il pc!

Subito la rete restituisce le notizie, le battute d'agenzia, i tracciati delle stazioni sismografiche in tempo reale che ci danno uno schiaffo in faccia, mostrando la pagina dell'ultima mezzora di registrazione nera come la pece, imbrattata da un pennino impazzito.

E poi il tuffo.

Apro Facebook e mi investono anche qui sia le notizie in tempo reale, sia quelle riportate da chi è in Second Life e parla con persone che hanno notizie fresche dei luoghi del disastro.

Non solo si comincia a capire la portata delle cose, ma ci si comincia ad organizzare per come aiutare, cosa fare, ma soprattutto si riempie la base dello schermo di tante finestre chat ancora più dirette.

In tanti ci siamo rincuorati parlando in chat, in tanti ci siamo stretti in un abbraccio virtuale che ci ha dato la forza di andare avanti nella notte, impauriti ma non più soli, aspettando e contando i minuti che mancavano all'alba.. perché tutto fa meno paura con la luce del sole.

Da subito è stata evidente la disponibilità di tutti che con un filo invisibile, legava e faceva rimbalzare le notizie da una bacheca all'altra, da un gruppo ad un altro. 

Ci siamo nuovamente stretti alla seconda forte scossa ma il pensiero era laggiù in Abruzzo 

Ma al contrario della sterile televisione, degli affannosi tentativi della morente carta stampata, che si affannavano in ritardo a dare notizie prima e ad accendere inutili polemiche poi, qui sulla rete ci siamo davvero mobilitati per il sangue, per gli aiuti e per le sottoscrizioni..

(Ma un iban letto in tv per fare un bonifico, quanto cavolo viene tenuto in onda??? prima che trovo una penna è già sparito)

Panorama esce in edizione speciale (ma dai...) mi farebbe piacere sapere poi quanto ha guadagnato e devoluto con questa uscita.

Siamo davvero il popolo del futuro, e, mi dispiace fare una amara considerazione, chi non è qui nella rete, chi la critica perché non la sa usare (la volpe e l'uva no?) è FUORI, tagliato FUORI.

Siamo noi che solleviamo le questioni importanti (vedi le proposte serie di studi rigorosi sulle misurazioni Radon, che già sono state fatte da diversi personaggi anche delle varie facoltà di Ingegneria e Fisica).

Cosa fare ora.

Abbiamo il mezzo, sfruttiamolo.

La CRI Croce Rossa ha spesso ripetuto che non vuole magazzini pieni, non inondiamoli di cose vecchie che devono essere preparate per essere distribuite e logisticamente movimentate (occupando risorse preziose) verso i vari presidi. 

Invece hanno chiesto soldi. Soldi per comprare roba fresca. Per i pasti, per il latte in polvere, per i pannolini, per i pannoloni, per tutto il necessario che non puoi tenere immagazzinato a lungo.

Anche le offerte di ospitalità sono state numerose, ma disattese. Infatti, come è normale, pur se soffrendo il freddo, i poveretti del terremoto, non se la sono sentita di allontanarsi dalle 4 cose rimaste nelle loro case. Gli alberghi requisiti sono semivuoti. Solo 600 persone sono andate sulla costa su migliaia di sfollati.

Adoperiamoci perché venga ricostruito tutto in tempo di record, facendo rimbalzare le notizie e quindi controllando che l'opera si metta in moto. Criticando quando necessario, saremo noi, popolo di internet a dare alla nonna Tv quelle notizie di avanzamento lavori e delle eventuali inadempienze.

Abbiamo davvero un mezzo potente, e non crediate che non ci leggano... lo fanno eccome.

Una nota a margine. A giugno si farà a Sabaudia, il consueto appuntamento annuale dedicato al tema “Le Emergenze Sanitarie: una Sfida Multidisciplinare tra Territorio e Ospedale", organizzato da IRC, Italian Resuscitation Council, dove spero si parlerà anche del ruolo del virtuale in Medicina e nell'urgenza. Second Life è stato uno dei ponti di collegamento, oltre a Facebook, tra tanti che nell'emergenza ci vivono. Grazie a tutti i volontari e istruttori IRC per il loro lavoro e la passione. Grazie di avere creduto in SL e nella potenza della rete.
Grazie di esserci anche lì in Abruzzo.

Si poteva prevenire il disastro? Forse si con case migliori, forse si con allerta della popolazione, sicuramente sì allestendo più di un presidio permanente in zona ad alto rischio sismico. 
Con magazzini di tende, attrezzature da campo, primi kit di montaggio ospedali volanti eccetera. 

Si poteva far fare training simulato su Second Life come già fatto all'estero guardate questo video
dell'Università dell'Idaho e ce ne sono tanti altri... per mezzo del Play2Train per preparare le persone a gestire l'emergenza e non farsi sopraffare dal naturale panico. Personale locale. Coadiuvato dai rinforzi che arrivano poi...

I grafici in tempo reale  del sito web dell'Osservatorio Vesuviano Sezione di Napoli dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, con sede in Napoli (Italia) che ringraziamo per il lavoro svolto incessantemente.

Una scossa di nuovo .. ora mentre scrivo. E penso a quanti sono ancora li sotto.

Siamo tutti uniti. Madre terra comanda.

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